“Il passaporto non basta”. Italiani controllati 2 volte dalle compagnie low cost dirette nel Regno Unito

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LONDRA – L’assistente di terra di Ryanair, mentre discute con la cittadina italiana, non vuole sentire ragioni: “Devo vedere una seconda prova della sua identità perché lei salga a bordo del volo” verso il Regno Unito. “Ma perché? Il passaporto italiano non basta?”, protesta Lara Parizotto, 26 anni, nata e cresciuta in Brasile, naturalizzata italiana grazie a sua nonna. Lara lavora a Londra per “The 3 million”, l’associazione che dopo Brexit difende i cittadini europei oltremanica.

Il dialogo prosegue. Nel video girato da Parizotto, al gate dell’aeroporto di Barcellona in attesa di imbarcarsi, l’assistente Ryanair fa capire che Lara potrebbe rischiare di non partire se prima, oltre al passaporto, “non mostrerà un secondo documento di identità”. Eppure Parizotto è regolarmente residente a Edimburgo, ha tutto il diritto di entrare nel Regno Unito soltanto con il passaporto biometrico cui è associato il suo permesso di soggiorno britannico, e lo stesso diritto ce l’hanno persino i turisti europei. “Ma spesso i passaporti italiani sono falsi”, spiega la rappresentante Ryanair, “e abbiamo lo stesso problema con quelli greci e francesi… Per questo facciamo controlli a caso” preventivi. “Ma nessuna legge mi impone di mostrarle un secondo documento”, sottolinea Parizotto. Replica: “Allora chiamo il supervisor. Signora, vuole viaggiare, o no?”.

Non è il solo caso. Un’altra rappresentante di “The 3 million”, la 29enne cittadina rumena ed europea Andreea Dumitrache, residente oltremanica da 10 anni, racconta a Repubblica di aver ricevuto la stessa richiesta l’altro giorno prima di imbarcarsi su un volo Easyjet, altra low cost, da Palma de Mallorca a Bristol. Con un’aggravante: l’assistente di terra le ha persino chiesto una prova fisica di essere residente regolare nel Regno Unito. Documento che il governo Johnson ha sempre bocciato perché “a rischio falsificazione” e cosi è associato elettronicamente solo al passaporto.

C’è di più. Basta fare una ricerca su Twitter per capire che casi del genere si verificano da tempo agli europei, soprattutto per i voli dall’Europa verso il Regno Unito. “Di recente è capitato in Portogallo, Francia, Romania, Danimarca”, spiega Andreea, “a un cittadino rumeno dalla Svizzera è stato negato l’imbarco per il Regno Unito”. Con quale diritto una compagnia aerea può negare l’imbarco a un cittadino italiano o europeo con tutti i documenti in regola verso la Gran Bretagna?

C’è chi sostiene che questa sia un’altra conseguenza della Brexit. Ma il Home Office dice a Repubblica di non aver mai chiesto nulla del genere a Ryanair e Easyjet: “È una faccenda che riguarda esclusivamente le compagnie aeree, non il governo”, spiega un portavoce del ministero dell’Interno britannico. Ryanair e Easyjet non hanno risposto alle nostre domande fino a sera. Ambasciata e consolato italiani a Londra stanno “seguendo la vicenda”, ma per ora non ravvisano una discriminazione.

“Il problema è che le compagnie aeree”, ci dice un diplomatico europeo, “su questo hanno sempre più potere, e lo si è visto anche durante la pandemia, quando negavano l’imbarco a molti passeggeri”. Anche in quel caso, la ragione a monte sembra fosse la stessa: le compagnie, già fiaccate dal Covid, vengono multate se un passeggero viene respinto alla frontiera, e in quel caso devono pure rimpatriarlo a spese loro. Dunque, possono decidere di mettere un filtro preventivo e arbitrario all’imbarco, che soverchia addirittura le leggi dei governi.

“Ma questo è anche il sintomo di un ambiente in generale sempre più ostile nei confronti degli immigrati europei dopo la Brexit”, sostiene Parizotto. “In ogni caso”, continua invece il diplomatico, “l’accanimento delle compagnie verso i passaporti di Italia e altri Paesi molto esposti ai flussi migratori sa di discriminazione”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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