NEW YORK – «Elon Musk tornerà presto ad occuparsi dei suoi affari, forse già nelle prossime settimane». Lo ha detto Donald Trump a persone della sua cerchia più ristretta, compresi alcuni membri del suo gabinetto. Il miliardario stretto consigliere del presidente degli Stati Uniti, onnipresente ai suoi eventi e ormai da molti considerato sicario delle istituzioni grazie a quei tagli di costi effettuati attraverso il machete del neocreato Doge, dipartimento dell’Efficienza governativa, potrebbe insomma uscire presto di scena. Limitandosi, magari, a un ruolo di sostenitore esterno. Lo scrive il solitamente ben informato Politico, citando tre fonti vicine alla Casa Bianca.
La smentita arriva a stretto giro. “Questo scoop è spazzatura”, ha assicurato la portavoce Karoline Leavitt su X. “Elon Musk e il presidente Trump hanno entrambi dichiarato pubblicamente che Elon lascerà il servizio pubblico quale dipendente governativo speciale una volta completato il suo incredibile lavoro a Doge”, ha ricordato.
Per carità, il presidente è soddisfatto del ruolo che si è ritagliato l’amico imprenditore arrivato dal Sudafrica. E la separazione sembra essere cordiale e consensuale. Trump, insomma, non lo sta licenziando. Ma certo – se confermata – l’uscita di scena arriva in un momento di particolare nervosismo in casa repubblicana. Dove tanti pensano che l’uomo più ricco del mondo, che ha ottenuto un incarico governativo nonostante non sia mai stato eletto né ha mai avuto esperienze politiche precedenti, si è spinto troppo oltre. Diventato, senza giri di parole, un peso. Oggetto di proteste davanti ai concessionari della sua auto Tesla, trasformate nel simbolo di una ricchezza accumulata pure grazie a soldi pubblici nella forma di sovvenzioni statali. Ormai inviso pure all’elettorato repubblicano che non gli ha perdonato, per dire, i tagli pure al dipartimento degli Affari degli ex Veterani, i militari a riposo.
Per molti l’ostilità dell’elettorato nei suoi confronti si è concretizzata con la sconfitta di martedì notte in Wisconsin: dove il patron di Space X e Tesla aveva investito oltre 20 milioni di dollari in una gara circoscritta per uno scranno alla locale Corte Suprema di quello stato, trasformandola nella più costosa gara di quel tipo della Storia. Dove a poco gli è valso aver sostenuto in un evento elettorale in sostegno del giudice conservatore Brad Schimel alla vigilia del voto (dove ha elargito due assegni da un milione a due partecipanti) che in gioco c’era addirittura «il progresso dell’umanità». L’elettorato che pure a novembre aveva votato per Trump, ha reagito assestandogli un sonoro schiaffone preferendo la giudice liberal Susan Crawford, favorevole all’aborto, che ha vinto con un distacco di oltre 10 punti.
Certo, la dinamica del rapporto Trump-Musk sembra mutata rispetto ad appena un mese fa: quando il tycoon diceva dell’amico «è qui per restare». Ma attenzione. Aver meno visibilità non vuol dire uscire di scena. Una delle fonti di Politico dice infatti che «probabilmente Musk manterrà il ruolo informale come consigliere». E un altro avverte: «chiunque pensi che il miliardario scomparirà completamente dall’orbita di Trump si inganna». Di più: la “defenestrazione”, se così la si vuol descrivere, è quella “da contratto”: corrisponderà cioè alla fine del periodo di Musk come dipendente governativo speciale, lo status ritagliato appositamente per lui che lo esonera temporaneamente da alcune regole etiche e di conflitto di interessi, un limite posto a 130 giorni. Di sicuro le indiscrezioni di Politico stanno facendo bene al titolo Tesla: le azioni salite del 3,7% a 278 dollari, dopo una partenza in profondo rosso in seguito ai dati di forte calo di vendite nel primo trimestre.