La partecipazione a un torneo di un tennista – ma non uno qualsiasi, il più forte al mondo – è diventata un caso diplomatico e giudiziario. Novak Djokovic ha vinto il primo ricorso contro la cancellazione del visto che gli era stato concesso per partecipare agli Australian Open, sebbene non sia vaccinato. La sua esenzione medica, ottenuta per aver contratto il Covid a dicembre, è stata ritenuta valida da un giudice dello Stato di Victoria. Ma il ministro dell’Immigrazione, Alex Hawke, ha annullato il visto una seconda volta, il 14 gennaio, “per motivi di salute e nell’interesse pubblico”. E i legali del campione serbo hanno presentato un nuovo ricorso. È stato discusso davanti alla Corte Federale australiana che domenica – alle 17.45 di Melbourne, le 7.45 del mattino in Italia – lo ha respinto, giudicando il provvedimento del ministro Hawke “non illegale, né irrazionale, né irragionevole”. Djokovic lascia il Paese, non può partecipare al torneo di Melbourne, al suo posto in tabellone l’italiano Salvatore Caruso.
Videoscheda di Giuseppe Antonio Perrelli
Montaggio di Valeria D’Angelo