Allarme Omicron, la carica dei presidi: “Dad fino al 31 gennaio. Non riusciamo a garantire sicurezza”. La lettera appello al governo

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Vogliono la didattica a distanza, almeno fino al 31 gennaio. E’ la lettera appello che centinaia di presidi scolastici – alle 12:30 erano già seicento – hanno inviato al governo questa mattina, proprio in vista della ripresa delle lezioni dopo la sosta natalizia.

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di Arianna Di Cori 06 Gennaio 2022

Tra i primi firmatari c’è Laura Biancato, preside dell’Einaudi di Bassano del Grappa, “Dirigente dell’anno 2021” secondo “Your Edu Action”. E con lei ci sono Antonio Fini, che è a capo dell’istituto d’istruzione superiore Capellini – Sauro di La Spezia, la preside Alessandra Rucci del Galilei di Ancona, passando per Anna De Santis dell’artistico Ripetta di Roma, fino a Elisa Colella che dirige il liceo Cutelli di Catania.

È lunga e in costante aggiornamento la lista dei presidi che da nord a sud, isole comprese, stanno firmando un “appello urgente per la ripresa delle lezioni a distanza per due settimane”, diretto al presidente del consiglio Mario Draghi, al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi e ai presidenti di Regioni e Province.

“Da due anni – scrivono – lavoriamo incessantemente per garantire un servizio scolastico gravemente provato dalla pandemia”, ma “a pochi giorni dall’inizio delle lezioni dopo la pausa natalizia, durante la quale non ci siamo mai fermati, stiamo assistendo con preoccupazione crescente all’escalation di assenze”.

Già: si tratta di personale positivo, che non potrà prestare servizio, oppure lavoratori che hanno scelto di non vaccinarsi e che per questo sono stati sospesi, come previsto dalla legge. E poi le quarantene: pesano anche quelle nella riorganizzazione della didattica. “Si parla di numeri altissimi, mai visti prima”, aggiungono i docenti nella lettera che da questa mattina sta rimbalzando per la penisola. Numeri, dicono loro, che se sottovalutati determineranno “insolubili problemi”. Fino, potenzialmente, al rischio di non poter riaprire i “piccoli plessi e garantire la sicurezza e la vigilanza” solitamente garantita dal personale Ata, quelli che un tempo venivano chiamati bidelli.

Sempre che qualcuno da sorvegliare, alla fine, rimanga, visto che “l’andamento del contagio con la nuova variante del virus colpisce come mai prima le fasce più giovani della popolazione, anche con conseguenze gravi”: basti pensare che l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è ormai saturo di piccoli pazienti col Covid-19.

Come riportato da Repubblica due giorni fa, ce ne sono 50 contagiati e ricoverati. Il più piccolo ha appena 13 giorni. E tre sono in terapia intensiva. Il rischio di riaprire e richiudere, insomma, è altissimo, visto che “il virus si trasmette per aerosol e che l’ambiente classe è una condizione favorevolissima al contagio”, come si era d’altronde visto prima della pausa natalizia, quando si era registrata una “elevata incidenza di contagi all’interno delle classi: alunni e docenti, anche se vaccinati”.

E in tutto ciò, prosegue l’appello dei presidi, “Il protocollo di gestione dei casi grava sulle aziende sanitarie, che non riescono più a garantire rapidità per i tamponi, con conseguente prolungato isolamento degli studenti e del personale”. C’è chi, infatti, il referto del molecolare dice di averlo atteso per quasi una settimana, in questi giorni in cui i tracciatori e le aziende sanitarie locali sono pesantemente sotto stress.

Insomma: “Si tratta di una situazione epocale, mai sperimentata prima, rischiosa e ad oggi già prevedibile. Non è possibile non tenerne conto”. Ed è per questo che “una programmata e provvisoria sospensione delle lezioni in presenza, con l’attivazione di lezioni a distanza, per due settimane è sicuramente preferibile ad una situazione ingestibile che provocherà con certezza frammentazione, interruzione delle lezioni e scarsa efficacia formativa. Lo vogliamo sostenere con forza, decisione e con la consapevolezza di chi è responsabile in prima persona della tutela della salute e della sicurezza di migliaia di persone”.

Parole forti, queste, che arrivano proprio in uno dei giorni di festa più amati dai bambini. E che inevitabilmente si andranno a scontrare con un nutrito fronte “no dad” composto da famiglie e studenti delle scuole superiori.

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