ROMA – Sottosegretario Rossano Sasso, è intelligente e salutare tornare a scuola in presenza con oltre duecentomila contagi nel Paese?
“Il governo ha sempre detto che avrebbe garantito la didattica in aula, e io sono d’accordo. Le autorità sanitarie e scientifiche ci consegnano un quadro di vaccinati alti tra i docenti e gli studenti sopra i dodici anni e di alunni con il Covid a meno dell’un per cento”.
In verità gli studenti contagiati sono al tre per cento e almeno ventimila docenti sono positivi. Si riparte lunedì con scuole a singhiozzo, ore vuote in classe, uscite anticipate. Non è che si sta demonizzando una Dad che, così com’è strutturata, è alienante e insufficiente, ma potrebbe diventare, se progettata, una risorsa di studio per i nostri ragazzi e un’occasione per convivere meglio con il virus?
“Tutto vero, il problema è che il milione di docenti italiani non è tutto pronto per questa nuova didattica, non è stato formato per trasmettere il sapere in via digitale. La Didattica a distanza, poi, per i ragazzi disabili è solo un male. E segnalo che i reparti di neuropsichiatria infantile si stanno riempiendo. La tossicità digitale tra i ragazzi è in crescita, non possiamo riaffidarci a questa Dad emergenziale”.
Sulla ripartenza zoppicante?
“Sono preoccupato per la decisione di sospendere il rapporto di lavoro con maestri e professori non vaccinati. Sono altre venti-venticinquemila cattedre vacanti, che si aggiungono agli insegnanti positivi. Promuoviamo, sì, buona informazione sulla vaccinazione, ma un governo di unità nazionale non è nato per colpire i docenti, piuttosto per garantire lo studio ai discenti”.
Nelle misure del governo sulla scuola è rimasta la distinzione tra vaccinati e no: con due positivi sono gli ultimi ad andare in Dad dalla seconda media alle superiori.
“La distinzione tra vaccinati e no è una discriminazione del diritto allo studio. La scuola è luogo di inclusione, un brutto precedente”.
Le Regioni lamentano che il governo abbia preso le misure senza convocare il Comitato tecnico scientifico.
“A me risulta che il Cts sia stato sentito”.
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E che l’esecutivo non ha neppure ascoltato il grido di allarme sui tamponi insufficienti e costosi.
“Adesso io mi aspetto un imponente tracciamento dei contagi da parte della struttura commissariale e, poi, una rapida consegna alle scuole delle mascherine Ffp2. Oggi non ci sono”.
Abbiamo perso la speranza di vedere impianti di areazione installati nelle nostre aule strette?
“Io non mi arrendo. Laddove, pochi istituti, i sistemi sono stati montati gli effetti sulla sicurezza si sono visti. Non è possibile che dopo un anno di governo Conte e dieci mesi di governo Draghi non siamo riusciti a dotare le nostre scuole di un sistema di areazione. Ci sono 150 milioni di euro anche per questo, dallo scorso marzo, ma non c’è un vincolo preciso per la loro spesa e i dirigenti scolastici trovano cento problemi burocratici e rinunciano. È inaccettabile che il governo abbia distribuito risorse a pioggia e le scuole fatichino a impiegarle. Servono un provvedimento specifico e una nuova mentalità dei presidi. Il Cts è stato deludente, non ha inserito l’areazione nelle linee guida per la scuola”.
Tre contagi per andare in Dad dalla seconda media alle superiori?
“Sono troppi, andrebbero ridotti a due”.
Più in generale, non si vede un progetto generale per l’istruzione.
“Sì, non c’è una visione. La breve durata dei governi è un fattore micidiale, è così da quando ero studente”.
