ROMA — Dopo l’invito del governo ad adottare nuove misure per arginare la diffusione della variante Omicron del coronavirus, la Serie A ha deciso: il 16 e il 23 gennaio gli stadi saranno aperti per sole 5mila persone. Chiusi i settori degli ospiti per evitare le trasferte. La Lega ha preso questa decisione sulla capienza, che era già stata ridotta dal 75% al 50%, durante l’Assemblea straordinaria. Per le partite della ventunesima giornata, in programma domenica 9 gennaio, e per la Supercoppa italiana di mercoledì 12 gennaio tra Inter e Juventus, la capienza resta al 50%.
Quella prevista tecnicamente dal 15 gennaio è una chiusura temporanea e che avrà già una data di scadenza: il 31 gennaio, in tempo per sfruttare anche la sosta del campionato – è in programma uno stage della Nazionale – per provare ad alleggerire la pressione sugli ospedali. Due partite senza tifosi quindi, il weekend del 16 e quello del 23 gennaio: è questo il sacrificio che la Lega Serie A ha messo sul tavolo.
In realtà, nell’Assemblea, durata poco più di un’ora, la richiesta governativa di azzerare o quasi le presenze allo stadio è stata letta come un’iniziativa demagogica. Pensata più per la necessità di mandare un segnale che per reale necessità: in fondo, con gli stadi al 50% sarebbe stato probabilmente sufficiente garantire il distanziamento e l’uso delle mascherine Ffp2.
Ma il calcio e in particolare la Serie A, segmento del movimento certamente privilegiato, ma che a fronte di grosse perdite ha ricevuto ristori vicini allo zero, si sente come il parafulmine su cui scaricare responsabilità (anche quando non ne avrebbe) per dare un esempio. Del tipo: “Se si ferma il calcio, la situazione è seria”. Ma il rischio, in questo contesto e in piena campagna per la terza dose, è che chiudere gli stadi finisca per diventare un disincentivo alla vaccinazione.
Tre ricorsi vinti: quarantena finita per tre squadre
Inoltre la Lega Serie A ha vinto il braccio di ferro con le Asl. Almeno a Salerno, Torino e Udine: il Tar del Friuli, quello del Piemonte e quello della Campania hanno dato ragione al ricorso presentato dai legali della confindustria del pallone, contro l’isolamento di Udinese, Torino e Salernitana. Le ordinanze delle autorità locali che avevano messo in quarantena le tre squadre sono cancellate. Vuol dire che i giocatori possono rompere l’isolamento e allenarsi. E, soprattutto, giocare.
In questo modo, Torino-Fiorentina, Udinese-Atalanta e Verona-Salernitana si dovrebbero svolgere regolarmente domani, anche se i 5 nuovi positivi dell’Udinese, emersi venerdì, rischiano di sollevare un nuovo problema. Da protocollo però chi ha 13 calciatori, compresi i Primavera, deve giocare. Resta possibile lo slittamento a lunedì, per dar modo ai club di organizzarsi. Ma a questo punto, i vincoli che avevano impedito alle tre squadre di giocare giovedì scorso sono crollati.
Un calcio alle Asl, la rivolta dei club contro le quarantene
di Marco Azzi , Matteo Pinci 07 Gennaio 2022
La terza dose del vaccino e il caso Bologna
Un precedente pesantissimo, che fissa dei nuovi criteri nell’isolamento dei calciatori: le Asl potranno applicare la quarantena solo a chi non ha ancora la terza dose. È il caso del Bologna, unico ricorso che infatti la Lega Serie A ha perso. Perché i calciatori di Mihajlovic riceveranno il booster soltanto lunedì e fino a quel momento non potranno neanche allenarsi. Niente protocollo quindi per la squadra bolognese e rinvio scontato del match contro il Cagliari.
Udinese, altri cinque positivi al Covid nel gruppo squadra
La Lega Serie A, in una nota, “esprime la massima soddisfazione per le pronunce giurisdizionali dei diversi Tar (Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Campania) che hanno riconosciuto la validità dei ricorsi contro i provvedimenti delle Asl che avevano impedito ad alcune formazioni di A la prosecuzione della propria attività sportiva”. “Queste decisioni – conclude la Lega – fanno ben sperare, come ribadito più volte nei giorni scorsi, che si possa arrivare in breve tempo a uniformare gli interventi delle Asl territoriali nel rispetto della legge e dei protocolli sportivi”.