“Dati preliminari indicano che circa il 40% dei positivi alla variante Omicron può risultare negativo ai test rapidi”: dopo questa frase-bomba lanciata ieri da Guido Rasi, consulente del generale Figliuolo e direttore scientifico di Consulcesi, gli esperti stanno lavorando per capire meglio se davvero Omicron rischia di mandare in soffitta i tamponi antigenici. Con tutte le catastrofiche conseguenze sulla capacità di contenere la pandemia: dato che fino ad oggi i test rapidi sono stati – seppur non molto precisi – fondamentali per la loro utilità operativa per decidere l’accesso nei luoghi o la possibilità di viaggiare. “La vera utilità del test antigenico non è tanto nel sapere se una persona è infetta – perché per avere con affidabilità questa informazione servirebbe il test molecolare – quanto se sia infettante, ovvero in grado di infettare gli altri perché dotato di un’alta carica virale” spiega il virologo Carlo Perno, direttore del dipartimento di microbiologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Quindi se io voglio evitare che una persona in grado di infettare gli altri entri in un ambiente chiuso come un teatro, allora il test rapido mi riduce di molto questa possibilità”. Proprio per questa particolarità, oggi si accetta che i test antigenici abbiano una sensitività, ovvero una capacità di riconoscere i positivi al Sars-CoV-2, che non supera il 75%, come riporta uno studio recente dei ricercatori della Johns Hopkins University su Frontiers in Microbiology. Una percentuale che, è il sospetto degli scienziati, può ridursi di molto con Omicron.
Gimbe,+153% casi in 7 giorni,1,2mln attualmente positivi
Esito negativo: c’è da fidarsi?
“Bisogna dire che i test antigenici rapidi sono sempre stati meno sensibili e precisi del test molecolare, ma ugualmente utili in molte circostanze. Con la variante Omicron i problemi di sensibilità di questi test si sono ulteriormente accentuati perché gli antigeni di questa variante sono molto mutati e quindi vengono riconosciuti meno bene” spiega il virologo Paolo Lusso, capo del laboratorio di patogenesi virale al National Institutes of Health di Washington e collaboratore di Anthony Fauci. “Oggi non possiamo dire che questi test siano diventati totalmente inutili, ma di sicuro non è prudente fidarsi al 100% di un risultato negativo: la conferma con il test molecolare diventa necessaria ogni volta che una persona ha sintomi o ha avuto contatti ad alto rischio”.
Con Omicron sensitività ridotta
Proprio qualche giorno fa, il 30 dicembre, la FDA e i National Institutes of Health hanno dichiarato che i test antigenici rilevano la variante Omicron, ma possono avere una sensitività ridotta. Per spiegare questa ridotta sensitività sono state fatte diverse ipotesi, ad esempio il fatto che la variante Omicron sembri replicarsi più rapidamente nei bronchi che nel naso, facendo sì che il tampone rapido non trovi abbastanza carica virale da riconoscere un positivo. “Il – per ora solo sospettato – calo di sensitività a Omicron dei test rapidi potrebbe essere legato alle caratteristiche genetiche di Omicron” spiega Perno. “Omicron è molto diversa rispetto a tutte le varianti finora conosciute. Alfa, Beta, Gamma, Delta erano evoluzioni una dell’altra, con caratteristiche tutto sommato simili. E questa diversità può ingannare i test. Per semplificare, è come se il test rapido fosse una chiave costruita per incastrarsi nella serratura “Delta”. Se all’improvviso cambia la serratura, e diventa “Omicron”, ecco che la chiave non funziona più come prima”. I test antigenici, insomma, sono stati calibrati sulle varianti precedenti. “Oggi la domanda è: “Dobbiamo ricalibrare su Omicron i test antigenici?” spiega Perno. “In tanti stanno lavorando per risolvere il dubbio: anche il nostro gruppo al Bambino Gesù. E tra qualche giorno – stiamo completando gli esperimenti – avremo la risposta”.
Tampone rapido: portarlo da 48 a 24 ore?
Oltre all’aggiornamento dei test, una misura che potrebbe rivelarsi utile nel caso che Omicron effettivamente sfuggisse in misura preoccupante al tampone rapido è la riduzione della validità del tampone da 48 a 24 ore. “Il test diagnostico rapido, quando va bene, copre per 24 ore: sicuramente non per 48 ore. E se a questa semplice realtà aggiungiamo il fatto che questi test possono vedere meno bene Omicron, capiamo che ciò può diventare un problema” spiega Perno. “Detto questo, trovo sbagliato – oltre che inquietante – mandare il messaggio “Attenzione! Omicron buca i test diagnostici! La verità è che dobbiamo raccogliere più dati prima di giudicare. Certo è che dal punto di vista virologico il fatto che il test rapido dia una “licenza” di 48 ore è insensato. Noi vediamo pazienti sottoposti a test rapidi ripetuti che, pur risultando negativi il giorno prima, si positivizzano pesantemente il giorno dopo. I test rapidi non ci danno un’indicazione di “non infezione”, ma ci danno un’indicazione ragionevole di “non infettività” entro 24 ore. Ma non ci dicono nulla sulle 48 ore”.
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di Michele Bocci 05 Gennaio 2022
Test rapido negativo? Ecco come comportarsi
Quando una persona asintomatica risulta negativa al test rapido, cosa deve pensare? “Se l’asintomatico non ha alcuna ragione di ritenere un possibile contagio, perché è certo di non essere stato a contatto con persone positive al Covid, allora è ragionevole che, dopo il test rapido negativo, si consideri non infetto” spiega Perno. “Se però, pur rimanendo asintomatico, è stato a contatto con tre o quattro persone positive, allora sarebbe consigliabile ripetere il tampone, perché il primo risultato potrebbe essere stato un “falso negativo”. Se poi la persona avverte anche dei sintomi, diventa ancora più importante ripetere il tampone”. Anche se sui sintomi c’è da specificare una cosa: “Per via della stagione oggi stanno circolando, a differenza di mesi fa, anche gli altri virus respiratori, come gli altri quattro coronavirus umani, il virus del raffreddore, il virus dell’influenza e quelli parainfluenzali, poi gli enterovirus e i bocavirus…” spiega Perno. “Mentre una certa sintomatologia mesi fa significava: “È Covid”, oggi significa più che altro: “Potrebbe esserlo, andiamo a vedere””
