ROMA – La nuova ondata di contagi sta per colpire anche il calcio. Il governo ha deciso che è necessario chiudere, di nuovo, gli stadi al pubblico.
Serie A e Covid, le partite fantasma e il nuovo protocollo per superare le Asl
di Matteo Pinci e Franco Vanni 06 Gennaio 2022
La mossa del governo è arrivata oggi, sotto forma di una proposta ai club di Serie A: siate voi a decidere la chiusura degli stadi al pubblico. Autoregolatevi, tenendo conto della fase critica in corso. L’opzione sarebbe quella di porte chiuse per un periodo di tempo limitato, non per l’intero campionato. Fatelo con senso di responsabilità, è stato il consiglio sotto forma di moral suasion, seguendo l’esempio di altre leghe europee. La decisione di procedere in questa direzione è stata presa da Mario Draghi. E’ sostenuta dal ministero della Salute e dal resto del governo. Mira a contenere i contagi, evitando il contatto in grandi luoghi di assembramento. Al momento, infatti, la capienza massima consentita è del 50%: troppo, nelle settimane in cui Omicron galoppa a ritmo forsennato. La richiesta, espressa riservatamente in queste ore ai vertici del mondo del calcio, è solo il primo passo. Ma le società di Serie A per il momento non vogliono saperne: dovessero opporsi, sarà il governo a stabilire in autonomia la soluzione migliore. E quindi a procedere alla chiusura degli stadi. La speranza, però, è che le società decidano di ascoltare il suggerimento.
La decisione definitiva potrebbe arrivare all’inizio della prossima settimana: prima della Supercoppa italiana, in programma mercoledì 12 gennaio.
La capriola di De Laurentiis nel calcio senza più regole
di Maurizio Crosetti 06 Gennaio 2022
La questione è stata portata nell’Assemblea di Lega in programma nel pomeriggio ed è esplosa come una bomba. Le società la vivono come un nuovo attacco alle proprie risorse, visto che vorrebbe dire togliere ai club l’incasso del botteghino e, per chi ha aperto gli abbonamenti, addirittura restituire parte della cifra (direttamente o sottoforma di voucher). Ma l’unica alternativa offerta dal governo è lo stop totale: che permetterebbe di non perdere i soldi dei biglietti – magari le partite non giocate sarebbero recuperate con stadi pieni o quasi – ma rischia di aprire un nuovo contenzioso con le tv, come nel 2020. E infatti la Lega Serie A non vuol saperne: si va avanti, è la linea non negoziabile. Anche a costo di ritrovarsi (di nuovo) senza pubblico.