Un’agognata crociera in mezzo al Mediterraneo che si trasforma ben presto in “un’odissea” infarcita di tamponi positivi, quarantene e, dulcis in fundo, di un salatissimo rientro che con ogni probabilità non verrà mai rimborsato. È la disavventura denunciata da Francesca Florimbii, docente di Filologia della letteratura italiana presso l’Università di Bologna. “È stato un incubo, veramente un incubo – racconta al telefono mentre un’ambulanza la riporta a casa a sue spese, nonostante non abbia alcun sintomo – se avessi saputo quale sarebbe stata la situazione a bordo non sarei mai salita su quella nave”.
Ma andiamo con ordine. Florimbii si imbarca sulla Costa Luminosa il 30 dicembre in compagnia del marito e del figlio. Partenza da Savona, tappe a Marsiglia, Valencia, Barcellona, Palma di Maiorca, Palermo, Civitavecchia per poi tornare nuovamente nel porto ligure. Sulla carta, una decina di giorni di relax per festeggiare il nuovo anno. “Io ho fatto tutte e tre le vaccinazioni – racconta la professoressa – e la settimana prima di Natale mi sono sottoposta a diversi tamponi. Anche prima di salire ci hanno fatto un test, ripetuto poi anche il primo gennaio. Tutti negativi: quando ho messo piede in cabina, insomma, ero sana come un pesce”.
Già il 31 dicembre, però, iniziano le brutte sorprese. “Il giorno successivo l’imbarco Costa ha sospeso tutte le attività di intrattenimento. Ufficialmente soltanto per precauzione, ma in realtà sospettiamo che a bordo ci fossero già diversi contagiati”. Il 5 gennaio, poi, il nuovo giro di tamponi rivela la positività della stessa Florimbii. “Nonostante fossimo stati assieme fino a quel momento, nel cuore della notte mi hanno costretto a cambiare stanza separandomi da mio marito e mio figlio, ancora negativi. Ho chiesto e ottenuto di stare almeno in una matrimoniale con il bambino, che ha quattro anni e mezzo. L’intero ponte 8 era destinato ai contagiati o ai contatti stretti, saranno state decine e decine di persone. E la cosa sconcertante è che, nonostante a bordo ci fosse un focolaio, Costa ha continuato ad imbarcare turisti ad ogni tappa come se nulla fosse”.
Non è tutto. Questa mattina, una volta rientrata nel porto di Savona, Florimbii si è vista prelevare mille euro dalla carta di credito per il rientro a Bologna. “Mi hanno fatto scendere in ascensore con mio marito e mio figlio ma poi non ci hanno concesso di tornare tutti assieme in macchina, scortandomi invece verso l’ambulanza. E quel che è peggio è che non hanno fornito nessun documento che attesti la mia quarantena. Non solo: la fattura dell’ambulanza è intestata a Costa e il prelievo dalla mia carta di credito ha come causale un generico “altri servizi”. L’assicurazione mi ha già detto che senza certificato non rimborsa nulla. Insomma: non rivedrò mai quei mille euro, a meno di non andare per vie legali. È intanto loro continuano a imbarcare turisti sulle crociere. Poco male se la gente si ammala a bordo”.
