Omicron: quali conseguenze avrà la nuova variante? La lezione del Sudafrica

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LONDRA – Quali conseguenze avrà la variante Omicron? Per rispondere a questa domanda, che oggi assilla i governi e le popolazioni di tutta Europa, è utile studiare la nazione dove la nuova forma del Covid-19 si è manifestata per prima: il Sudafrica. Il risultato, secondo un’analisi pubblicata dal Financial Times, è a due facce: da un lato la Omicron si è diffusa in quella regione del mondo con una rapidità incredibile; dall’altro vi ha provocato meno ricoveri ospedalieri e meno decessi rispetto alla variante Delta del virus e a quelle che l’hanno preceduta.

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dal nostro corrispondente Antonello Guerrera 05 Gennaio 2022
“L’incredibile velocità di diffusione della Omicron mi ha sorpreso”, dice al quotidiano della City il professor Francois Venter, un esperto di malattie infettive della Wits University di Johannesburg. “È l’ondata in cui tutte le persone che conosco sono state contagiate”. Impressione che chiunque può confermare anche nel Regno Unito, il Paese europeo raggiunto per primo dalla Omicron. Ma per fortuna, qui come a Johannesburg, generalmente non in modo grave.

Il confronto con la Delta

Questa è la seconda conclusione da trarre sulla Omicron in Sudafrica, la cui popolazione di 60 milioni è equivalente a quella italiana. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha dichiarato nei giorni scorsi che la quarta ondata di Covid è arrivata al picco, con circa 10mila morti attribuiti finora all’Omicron contro i 110mila delle precedenti varianti. Anche la pressione sugli ospedali nazionali è stata fino a questo momento contenuta: “Non abbiamo dovuto sospendere altre operazioni e non siamo a corto di posti letto”, afferma il dottor Richard Friedland, direttore esecutivo di Netcare, la maggiore azienda sanitaria privata del Sudafrica. All’apice dell’ondata di casi di Omicron, i ricoveri ospedalieri sono stati due terzi del livello raggiunto all’apice della variante Delta.

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Non solo: nel caso sudafricano, i ricoverati per la Omicron appaiono mediamente in condizioni meno serie rispetto a coloro che erano stati ammessi in ospedale perché contagiati da altre varianti del Covid. Con la Delta, quasi tutti i pazienti ricoverati nelle cliniche di Netcare avevano acuti problemi respiratori, mentre con la Omicron soltanto un terzo dei pazienti ha sintomi di questo tipo. Un altro dato su cui riflettere è che i ricoverati per la Omicron restano in media in ospedale per tre giorni, quelli per la Delta ci restano sette giorni. Tutto ciò a dispetto del fatto che soltanto un quarto dei sudafricani ha già ricevuto due dosi di vaccino contro il Covid, a causa di problemi nella campagna di inoculazioni e dei costi per raggiungere i centri dove vengono somministrate le dosi dalle zone più remote di uno Stato grande quattro volte l’Italia.

La differenza con l’Occidente

A proteggere la sua popolazione può avere tuttavia contribuito l’immunità raggiunta attraverso un alto numero di contagi. E in ogni caso gli esperti interpellati dal quotidiano finanziario britannico ammoniscono a non estrapolare automaticamente l’esperienza locale nell’affrontare la pandemia: in Paesi con una popolazione più anziana e senza l’alto tasso di precedenti infezioni che ha il Sudafrica, possono esserci implicazioni differenti per la pressione posta dall’Omicron alle strutture ospedaliere.

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“Può non provocare un’assoluta carneficina come le ondate precedenti, ma può mettere ugualmente sotto stress il sistema sanitario”, commenta il professor Tom Moultrie, docente di demografia all’Università di Cape Town. Inoltre, l’esempio sudafricano indica che la variante Omicron potrebbe non svanire velocemente come emerge: “È prematuro sia dire che è la fine del mondo, sia che è insignificante”, conclude il professor Moultrie, “la poco confortevole verità è più o meno nel mezzo”.  

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